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Totem e gamification
nei percorsi museali

L’inserimento di elementi digitali nelle strategie di valorizzazione all’interno di percorsi museali e delle istituzioni non è più una novità. Inizialmente questa evoluzione ha riguardato la presenza di schermi informativi e di audioguide – queste ultime presenti in molte strutture anche tra le più semplici.

Oggi però questo non è più sufficiente: l’evoluzione riguarda l’adozione di esperienze interattive che rendono la visita più coinvolgente e partecipata.

Alcuni musei stanno iniziando a sperimentare applicazioni che permettono ai visitatori di interagire con quiz, esplorazioni guidate o percorsi interattivi direttamente dal loro smartphone o attraverso installazioni digitali presenti negli spazi espositivi.

Queste iniziative nascono da una necessità diffusa: trasformare la visita in un’esperienza attiva anziché passiva, favorire l’esplorazione autonoma dei contenuti e rispondere alle esigenze di pubblici eterogenei, incluse le nuove generazioni che sono già abituate a interagire con strumenti digitali nella vita quotidiana.

Ma c’è di più: negli enti culturali più piccoli, la gamification può essere gestita in modo più smart trasformarsi anche in un supporto logistico per incuriosire i bambini, offrire spiegazioni laddove non ci sia sufficiente personale specializzato, fornire traduzioni in varie lingue straniere e arricchire il patrimonio stesso del museo.

Gamification nei musei: esempi eccellenti

Il numero di iniziative di gamification nei musei sta rapidamente crescendo. Non è un caso: l’industria di gaming è in costante ascesa. Si stima che, a metà del 2025, fossero oltre 3,3 milioni gli utenti di giochi on line.

I giochi digitali sono presenti ovunque, dalle piattaforme social fino agli smartphone è possibile accedere a decine di migliaia di giochi, a cui si può accedere gratuitamente. Di recente anche le smart tv e le piattaforme delle pay-per-view hanno introdotto sistemi di gioco simili a quelli proposti dai cellulari, rendendo le persone sempre più interessate e confident con queste sfide.

Coscienti di questo trend, molti musei già dai primi anni 2000 sperimentano l’applicazione di esperienze interattive. Alcuni degli esempi più celebri sono:

  • Rijksmuseum di Amsterdam: il museo ha sviluppato diverse esperienze di gamification rivolte a famiglie e visitatori, tra cui giochi a missioni, percorsi a enigmi e scavenger hunt Queste attività invitano a esplorare le opere attraverso domande e micro-sfide, stimolando un’osservazione più attiva e un apprendimento informale.
  • Musei Reali di Torino: con l’app MRT Play – Conquista la Galleria Sabauda, il museo ha introdotto un’esperienza di visita gamificata basata su quiz e sfide legate alle opere esposte. Il gioco accompagna il pubblico lungo il percorso museale, incoraggiando l’esplorazione autonoma delle collezioni e favorendo una fruizione più partecipata, in particolare per i visitatori più giovani.
  • Cleveland Museum of Art: attraverso il progetto ArtLens Gallery, il museo ha integrato installazioni digitali e giochi interattivi che permettono di esplorare le opere tramite gestualità, attività creative e interfacce touch. La gamification viene utilizzata per avvicinare il pubblico alle collezioni, rendendo l’esperienza più intuitiva e accessibile anche a chi non possiede competenze storico-artistiche specifiche.
  • Museo Archeologico Nazionale di Napoli: con il videogioco Father and Son, il museo ha sperimentato una forma di gamification narrativa che estende l’esperienza museale oltre gli spazi fisici. Il gioco, ispirato alle collezioni del museo, accompagna l’utente in un percorso di scoperta che intreccia storia, archeologia e racconto, avvicinando nuovi pubblici al patrimonio culturale in modo non convenzionale.

Perché totem e gamification possono essere utili nei piccoli e medi musei

Se nei grandi musei la gamification viene spesso inserita all’interno di ecosistemi digitali articolati, nei piccoli e medi musei il valore di questi strumenti si apprezza soprattutto sul piano organizzativo. In molte realtà territoriali, infatti, la disponibilità di personale dedicato all’accoglienza e alla mediazione culturale è limitata, così come le risorse per sviluppare applicazioni proprietarie o soluzioni tecnologiche complesse.

Il totem non sostituisce il personale qualificato ma lo affianca, permettendo anche la traduzione dei contenuti in varie lingue. 

La flessibilità di questo tipo di sistema è garantita dal fatto che può essere gestito tramite un computer collegato, consentendo il funzionamento anche in assenza di una connessione internet stabile, una condizione ancora frequente in edifici storici o in sedi museali situate in aree meno servite. 

I percorsi gamificati, oltre che per il totem interattivo, possono essere progettati anche per smartphone e tablet, rendendo l’esperienza più personale e adattabile. Il visitatore può interagire con i contenuti direttamente nello spazio espositivo oppure proseguire l’esplorazione in un secondo momento, estendendo la fruizione oltre i confini del museo e mantenendo un legame con il patrimonio visitato.

Un ulteriore elemento di semplicità è rappresentato dall’uso della web app. L’accesso ai contenuti avviene tramite browser, senza la necessità di scaricare applicazioni dedicate o effettuare procedure di login. Questo riduce le barriere all’ingresso, facilita l’utilizzo anche per i visitatori meno esperti e rende l’esperienza immediata, coerente con i tempi e le modalità di una visita culturale.

Tutto ciò fa sì che la gamification non sia utilizzata per trasformare il museo in un gioco, ma per facilitare l’accesso al patrimonio e stimolare la curiosità. Attraverso micro-interazioni, quiz o percorsi tematici, il visitatore viene incoraggiato a osservare con maggiore attenzione e a costruire un’esperienza più personale, anche in assenza di una guida tradizionale.

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